Avrei dovuto smettere di ascoltare il richiamo del canarino. Il canarino in gabbia, così bello che sembra d'oro. Tu allora apri la porta della gabbia, allunghi la mano per prenderlo. La porta si richiude con uno scatto. La tua mano mozzata resta insieme al canarino. E non puoi più prendere nulla, anche se resta la volontà.
A volte ho paura di rivolgermi verso questa cosa, di chiamarla col suo nome.
Puo' assumere la forma di qualsiasi cosa. Qualcuno che rincasa presto, o troppo tardi. Oppure che si dimentica di arrivare. Lontano, come lo sguardo sulla gabbia, sulla mano mozzata, che adesso non appartiene più a te, ma è del canarino. Anche se a lui non sembra importare. Becca la mano distratto, poi la lascia cadere sul fondo, tra i semini e le cose di poco conto. Inizia a cantare: allegro, melodioso assieme, come le migliori canzoni, e ogni verso sembra cadere come incessanti domande, domande di pioggia. Qualcosa, qualcuno, risponde soffiando nel vento. Lontana, arriva soltanto il fantasma di una voce dolce e salata assieme, come il mare. A cui vorresti voler bene. Senti quasi di essere nato, per volergli bene. Ma non ci riesci, perché arriva un'onda troppo forte. Oppure, al contrario, è bassa marea, che arriva soltanto a bagnarti i piedi. O ancora, è limpido, radioso, tranquillo, ma tu non sai nuotare.
Quindi alla fine risponde soltanto questo fantasma al gusto dolce-sale. Lo spiffero di gelo che passa attraverso la porta e ti corre sulla schiena. Svegliandoti, ma senza farti compagnia.
In quei momenti, lo so che è assurdo pensarlo, ma ho paura di fare la stessa fine di una candela.
Che magari alla fine si incazza, ma intanto è già spenta.
( Nell'immagine: un sentito omaggio-tributo a Severus Snape, il personaggio più geniale della scrittrice J. K. Rowling, obbligatorio dopo la lettura del volume 7 di Harry Potter, il conclusivo della saga )

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" Tuo padre è la tua idea di Dio.
E se muore, o non l'hai mai conosciuto... che idea ti fai di Dio?
La fine che fai è passare la vita a cercare un padre, o un Dio.
(...) Il modo in cui la vede Tyler è attirare l'attenzione di Dio.
L'odio è molto meglio dell'indifferenza.
" Le palestre sono piene di gente che tenta di sembrare uomo, come se sembrare uomo significasse avere un aspetto che di te ha in mente uno scultore o un pubblicitario ".
" Giustifica tu l'anarchia. Risolvila tu " .
( Chuck Palahniuk )
" Non posso..."
" Sì che puoi " gli dice attirandolo a sé.
(...) " Vai più piano, ti sarà più facile respirare " .
E lui si muove più lentamente, e dopo un po' il suo respiro accelera, ma lei capisce che non è perché sta male. (...)
E si sente forte. Si sente gonfiare il cuore da un'emozione speciale. C'è potere in questo atto. Una forza profonda che spezza ogni catena.
( Stephen King )
" Se non fai sesso non acquisterai mai un senso di potere. Non acquisterai mai una voce, o un'identità tua. Il sesso è l'atto che separa te dagli adulti. E' facendo sesso che gli adolescenti trasgrediscono " .
" Quali che fossero i miei problemi, non volevo che fossero curati. La mia paura era... cosa mi sarebbe rimasto? "
( Chuck Palahniuk )
" Come, digiuni ancora? "
" Perdonatemi, voi tutti. Ho sempre voluto che... ammiraste il mio digiuno. Invece non dovreste farlo. Perché io devo, non posso farne a meno ".
" E per quale motivo? "
" Perché non trovavo cibo che mi piacesse. Se l'avessi trovato mi sarei ingozzato, come chiunque altro! "
( Franz Kafka )
Il tempo è un volto sull'acqua.
Stephen. King
" Anche questa è andata ", ho mormorato alle ombre della casa, mentre rientravo socchiudendo la porta.
Un grazie al prode George per la sua presenza. Mi resta tra le mani un album di ricordi in forma di fumetto. Lo sfogliavo alla fermata dell'autobus, pensando al tempo che si fermava ad ascoltarmi, impinguinato nel mio abito scuro, mentre presentavo il lavoro al pubblico intervenuto. Risate pomeridiane. Matite smozzicate. Compagni giovani e meno giovani. Gli amici del pennino. Il ragazzetto dagli occhi a mandorla. Il timido sorridente, il timido silenzioso. La ragazzina un po' ochetta dalle tette grandi. il giovane scrittore magrolino, buffo e triste. L'insegnante dagli occhiali chic. Il preside della scuola, tutto stortignaccolo, tutto scalcignato, coi suoi problemi di salute e la parlata da cicerone napoletano, tra le rovine dignitose di un passato fumettistico pieno di storia. Germinano nel terreno fiori ancora deboli ma ostinati. Il paffuto e gentile insegnante di disegno. Lo sceneggiatore che ne sa una più del diavolo. I consigli, le lezioni, che risplendono attraverso i tratti ora incerti, ora decisi, di queste tavole amatoriali. Le ragazzine del corso di illustrazione, allegre e un poco snob, che si raccontavano tra di loro paludi di segreti, ostinate come la muraglia cinese ai miei tentativi di penetrazione. La ragazzina che mi sedeva accanto, coi suoi occhiali giudiziosi, l'abbigliamento un po' freak, che dannazione, prima o poi doveva venire pure per me il momento di dover dire: " Ah, se avessi dieci anni di meno! ". E infine io, nel ruolo che più mi è proprio: quello di chiaccherone sproloquiante seduto dietro una cattedra, col pubblico che ascolta perplesso, cercando di ridurre in una scaletta ordinata e professionale un anno di ricordi. Poi, oh, sembra sempre che non me ne importa niente. Ma nel mio cammino verso la Torre, guardo sempre indietro. Quello che ho acquistato. Quello che ho perso.
Ve lo dedico.
Si dice così, no?


Promemoria:
Storia d'amore matura, passionale e ambigua, e al tempo stesso favola fantasy popolata di toni di grigio. Non sono certo un estimatore del genere ( anzi, lo dico apertamente, quando sento parlare di nomi come Elendor, o Gondor, mi viene l'orticaria... ma chiamateli Patrizio, Nicola, e ambientate il tutto a Castelvetrano, o Cesenatico, per Odino! Tra l'altro chi cacchio ve li suggerisce stì nomi? Li create tirando a sorte o ve li sussurra in sogno lo spirito di un qualche nerd morto giocando a Dungeons and Dragons? NDFioco ) però amo le storie in cui i personaggi, più che perseguire un'idea incerta di idealismo e giustizia, badano a fare i conti con le proprie passioni. Lo stile di Laura Schirru è maturo, scorrevole, si legge tutto d'un fiato. Le parti stilisticamente più pregevoli secondo me appartengono alla seconda fase della storia e alle fasi di flashback. Qua e là è possibile ritrovare, tra i dialoghi dei personaggi, una vena di sarcasmo che non dispiace. L'affresco del mondo fantasy delle Cronache di Davidia è inoltre ben costruito, e vede contrapposte due fazioni in lotta per l'investitura, l'una a carattere religioso, l'altra monarchico-assolutista.
Presa nel bel mezzo dello scontro tra queste opposte forze, troviamo una fanciulla che attraversa lungo le trecento-e-passa pagine del romanzo un convincente percorso di esplorazione di sé stessa, della sua sessualità, e della sua autodeterminazione, da giovinetta a donna con una famiglia. Ci sono poi ottime ( e, ahimé, troppo poche per il mio animo da belva sanguinaria ) scene di azione, in cui i personaggi fanno ricorso alla propria freddezza e intelligenza in modo coinvolgente.
Dopo aver elencato le parti pregevoli del romanzo, che comunque nell'insieme ti conduce fino alla fine con discreto divertimento, ci sono alcune cose che mi hanno contrariato.
Innanzitutto la prima delle due parti principali in cui è divisa la storia, ovvero " Uccel di Gabbia " è quella che, per usare una metafora vicina al titolo, non appena "apri" la " gabbia" delle pagine e inizi a leggere, resta un po' spaurita, incerta, come appunto un uccellino rimasto troppo tempo in gabbia e incapace di decidersi a prendere il volo. Dopo infatti una partenza col botto, piena di realismo e cattiveria, che contrappone fin da subito i due personaggi principali, con estrema chiarezza, la Schirru, nell'esigenza, dettatale dalla trama, di costruire passo passo un particolare rapporto di amore-schiavitù-attrazione, indugia nella ripetizione estenuante di determinate scene di sottomissione, che ci costringono a sorbire certe riflessioni-lamentele della protagonista, sempre identiche e ripetitive.
Non sono certo un bigotto conservatore, parlo proprio di una certa noia e difficoltà nel proseguire la lettura che si è verificata nel leggere per più pagine sostanzialmente lo stesso identico tipo di scena riproposta con pochissime varianti. Se si fosse calcato la mano sulla perversione, magari variando con le torture umilianti, o al contrario si fosse concentrato questo importante aspetto della trama ad un'unico, emblematico episodio di sofferenza, forse il tutto sarebbe stato più fruibile.
Inoltre, il parco di comprimari che agiscono assieme alle due figure principali, sempre in questa prima parte, risulta abbastanza inutile e ininfluente. O carne da macello per il tiranno dal pugno di ferro ( o lungimirante e illuminato monarca, a seconda delle variazioni di grigio^^) della storia oppure un po' inutili e opprimenti, come Karthea, la sorella di Zagart.
Tutto il contrario invece nella seconda parte, " Uccel di Bosco", in cui finalmente gli eventi incalzano, i riflettori inquadrano più personaggi, e questi ultimi ( come l'indispensabile Vargas, che vivacizza non poco l'intreccio )non si limitano a un ruolo di secondo piano, interagendo meglio coi protagonisti. Il personaggio più indovinato della saga è sicuramente Zagart, il quale è un po' troppo il prototipo del " bastardo affascinante" che piace alle donne ma in ogni caso viene dipinto con tante sfaccettature, calato in certi contesti meno bellici e più " familiari" da risultare comunque nel complesso abbastanza riuscito.
Con estremo ritardo faccio la mia parte nel consacrare e lodare il film di Iron Man come uno dei più riusciti esperimenti di trasposizione di un eroe dei fumetti Marvel. Fin dall'inizio del film l'ottima ricostruzione dell'origine del personaggio ( che negli anni sessanta, costruttore di armi, finiva prigioniero in Corea e riusciva a fuggire con uno scafandro super-distruttivo costruito da sé stesso medesimo ) viene attualizzata in Afghanistan.
Speed Racer dei Wachowsky ha subito secondo me un destino un po' troppo ingrato, passando subito in sordina e venendo etichettato come sonoro insuccesso. Passi la critica sulla frivolezza della trama ( anche se si tratta pur sempre di un film per bambini ispirato a un vecchio anime degli anni sessanta, non capisco a cosa servano trame contorte in certi contesti ), ma le accuse di incomprensibilità delle sequenze, girate con una computer grafica cartoonistica e psichedelica, piena di immagini sovrapposte e soluzioni estetiche che cercavano di mimare il dinamismo degli anime più veloci e spericolati, mi sembrano eccessive. In realtà il modo in cui Speed Racer affronta la narrazione delle vicende, riuscendo a combinare spettacolo con esigenze di raccontare, è originale, ma non certo impossibile da seguire. Se si affronta col giusto spirito, anche sottilmente videoludico-interattivo, diventa un film capace di coinvolgere ad alta velocità, riscoprendosi a fare il tifo per l'eroe fino a un secondo prima di rendersi conto che è riuscito a tagliare il traguardo.La lady di ferro
Devo assolutamente procurarmi questo film...
Quello che c'è davanti a me, è una vaschetta di gelato affogato al caffé.
Col dito indice la superficie percorrerò, creando nuovi solchi e nuove strade....
Gelato, gelato, le mie impronte digitali hai congelato.
Il senso di colpa è affogato, gelato,
nei grassi variegati all'aroma di caffé.
Dimmi chi è stato, ad inzuppare il dito nel gelato,
il tuo legittimo sospetto punta il dito su di me,
che dal mio dito, succhio tracce, zuccherose di caffé.
IL DIVO.Da un'altra casa che conoscevo, si vedeva il mare. Colori bizzarri nel cielo. Estasi e confusione, dosati in modo preciso, come gli ingredienti di una torta. C'era un sentiero che portava a una spiaggetta, ed era sempre mare d'autunno, a qualunque ora di qualunque mese ci si svegliasse. L'acqua era ancora tiepida, il vento portava malinconia. Un vecchio vinile suonava per tutta la casa. I fantasmi ballavano.
Le mie mani si muovevano veloci, sul foglio, sui tasti o sulla tela. Non avevo paura di aprire gli occhi. Mettevo sul fuoco il caffé e riaccendevo le percezioni. Fuori c'era questo vecchietto che mi offriva sempre da fumare, pur sapendo che non fumo. Aveva visto tante cose, fin dalla sua nascita. Era stato testimone di guerre, dell'ascesa e della caduta di tanti re. Io, nel mio piccolo, ero stato uno di questi.
" Sente il pentolino che cuoce? Sente l'odore? Questa è la ricetta del sugo alla Versailles. Vuole favorire? "
" Eh, eh. Me la ricordo Versailles, ma no, grazie ".
" Su, avanti, guardi che non ci mettiamo più le teste dei giacobini, nel sugo. Il Terrore è finito da un pezzo! "
" E che ci mettete? "
" I funghi! "
" Diamine... averci pensato prima! "
Il mondo è un vino da bere a piccoli sorsi.
Un'altra volta invece mi era successo questo: ero da solo in casa, quando a un certo punto un gruppetto di amici ha deciso di farmi visita. Hanno portato patatine, roba da mangiare, vino. Senza aspettare convenevoli, si sono sistemati da soli attorno al tavolino. Non rimanevano sedie per far sedere anche me, così sono andato a cercarne una. Quando sono tornato tutti stavano ballando. C'era una bambina, in disparte. Diceva che nessuno la faceva ballare perché era piccola. Allora io ho risposto sorridendo che se voleva potevo farle io da cavaliere. Ma lei ha risposto che ero piccolo anch'io. Ed era vero. Non mi ero accorto che nel frattempo ero rimpicciolito di svariati centimetri. Forse mentre ero distratto mi aveva punto qualche insetto, solo che al posto di gonfiarmi mi stavo sgonfiando. Diventavo sempre più piccolino, e a un certo punto ho rischiato seriamente di farmi calpestare dai passi di danza dei miei amici. A fatica mi sono arrampicato sul tavolo, ho cominciato a rosicchiare avanzi di patatine e leccare i fondi di bicchiere. Ogni tanto qualcuno mi guardava dicendo che ero carino, ma poi si distraevano sempre, per qualche battuta divertente o per ballare. Ero certo che la bambina sapeva come farmi tornare grande, ma in tutta quella confusione, chi la trovava più?
Una porta in cemento armato e acciaio mi separa dai rumori notturni. Continuano a vibrare, attraverso la stanza, ma non possono farmi nulla, o almeno cerco di convincermene. Di questi tempi, con tutto quello che si legge sui giornali, sapete com'è. In giardino, un gruppo di ragazzi dalla pelle pallida osserva nello schermo di un pc portatile, collegato alla mia testa. A un certo punto, blackout. Rimango al buio ma i rumori continuano. In casa ci sono soltanto un paio di forbici da giardino, ma le stringo, mi danno sicurezza. Decido di uscire e controllare se è scattato il salvavita. Mentre sono fuori si riaccende la luce. Torno in casa, appena entrato scuoto la testa con delusione: la Paura è ancora lì. E' invecchiata, ha un sorriso sarcastico. Mi guarda con disprezzo poi mi chiede di nasconderla, come al solito, perché è appena fuggita di prigione. Io dico di sì. La faccio bere un po'. Si abbiocca, e a quel punto mi dirigo di nascosto a chiamare la polizia. Loro mi spiegano che sono impegnati altrove, e mi chiedono se gentilmente posso pensarci io a portarla in centrale. Torno dalla Paura, ma scopro che si è sparata in testa, macchiando i muri, il pavimento. In giardino, i ragazzi che osservano i miei pensieri sul pc portatile sussultano. Sullo schermo compare l'immagine di un campo di grano grandissimo e abbandonato. Al centro c'è uno spaventapasseri, beccato e consumato dai corvi. Da lontano non sembra una scena degna di nota, ma quando cliccano per ingrandire notano che nell'immagine ci sono troppi corvi e poco grano. Forse è soltanto sole che colora dei sassolini. I corvi invece sono neri, vivi, affamati. I ragazzi vorrebbero tornare a casa. E' notte fonda, c'è troppo freddo per star fuori. Cliccano più volte su " aggiorna", ma l'immagine rimane bloccata. Dentro casa, non so se pulire il casino oppure stringere ancora più forte le forbici.

Nome: Macchinista Marco Francesco Fioco Ferroviere Foti RegalbutoTram
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*loading* visite, sulla cassa da morto e una bottiglia di Rum!